1 APRILE 1972 - MICHELI ESPONE A LUCCA
1 APRILE 1972 - MASSIMO MICHELI ESPONE A LUCCA ALLA GALLERIA “33”
1 Aprile 1972 MOSTRA PERSONALE ALLA GALLERIA 33 LUCCA
MASSIMO MICHELI
Presentazione di Carlo Alberto Di Grazia
Nato a Viareggio, in terra versiliese, nel 1936, è considerato uno fra i più grandi affreschisti contemporanei e ha condotto degli studi interessanti sulla pittura a encausto, nei quali ha raggiunto validi risultati fin dal 1957.
Membro di diverse accademie, ha partecipato a mostre collettive nazionali e internazionali, vincendo numerosi premi. Ha tenuto mostre personali in Italia, che non solo hanno conseguito vasti consensi di pubblico, ma che hanno ottenuto lusinghieri apprezzamenti della critica. Sue opere in molte collezioni e in diverse chiese, mentre riproduzioni di esse figurano su diverse riviste e libri d’informazione artistica. Il pittore è certamente oggi nel pieno della sua maturità artistica, alla quale è giunto dopo sofferte esperienze, nella continua ricerca di rendere in forme espressive sempre nuove quel ricco mondo interiore che gli urge dentro.
I soggetti preferiti nei suoi lavori sono le figure umane: dai loro volti, e soprattutto dai loro occhi, traspare l’anima, come evocata per magico incanto. Ed è un’anima triste, rassegnata, si direbbe, di fronte al dramma della vita: ma al tempo stesso si avverte in quelle figure, anche in quelle di donna, un che di virile, di forte, che per contrasto è messo in luce dai colori tenui e dal disegno leggero. Cosicchè si ha la sensazione che si tratti di fantasmi uscenti da una nebbia di sogno: ma in quel momento stesso si ha anche la certezza della loro realtà. Il disegno e il colore mostrano nel Micheli un lungo, attento studio, dicono che non si è improvvisato pittore: dietro a ogni pennellata c’è una “cultura”. La scuola non soffoca mai l’arte, è anche anzi un docile strumento di cui il maestro si serve per trarre accordi meravigliosi. E non c’è bisogno di dire quanto difficilmente si realizzi una spontaneità come questa, sorretta, senz’essere soffocata dalla precisa padronanza di tecniche e di esperienze.
L’ultima opera di grande impegno e di ampio respiro compositivo è un polittico su tavola di 12 metri quadrati di superficie, che si trova nella chiesa del Sacro Cuore a Viareggio. Questa è un’opera sobria, ricca di umanità e di potenza, con la quale, se ha abbattuto i vecchi moduli di narrazione, se ha abbandonato la via del falso misticismo e della retorica, l’artista non è caduto nel pericolo di parlare un linguaggio incomprensibile e irritante o di battere una strada d’avanguardia stridente per i temi trattati. Micheli ha raggiunto un difficile equilibrio, cosicchè tutte le figure del polittico, benché non abbiano in sé niente di religioso in senso tradizionale, benché appaiano uguali a noi, alle persone che vediamo intorno a noi, tutte hanno una loro sacralità e sono veramente degne dell’altare.
7 aprile 1972 LA NAZIONE
Massimo Micheli alla “33”
Micheli insegnate al Liceo Artistico di Lucca e assai noto come affreschista di notevole livello – ultima sua opera di grande impegno è un polittico su tavola di 12 metri quadrati di superficie nella chiesa del Sacro Cuore a Viareggio, presenta una trentina di dipinti, in maggioranza di notevoli dimensioni. Essi pongono in netto rilievo la sua padronanza della tecnica pittorica, un segno ben sicuro, e la spiccata tendenza alla ricerca di sensazioni non meramente contingenti e passeggere, ma tali da poter essere attribuite a un mondo che non conosce tempo e che dà all’osservatore il senso dell’eterno: certo la manifestazione di un artista ambizioso che, pur schivo, mira a traguardi non banali e a una spiccata tendenza a collocazione universale.
Molto pubblico, specie intenditori, alla vernice di venerdì scorso. La mostra rimarrà aperta fino al 14 aprile.
10 aprile 1972 IL GIORNALE D’ITALIA
M. MICHELI ALLA “33” di LUCCA
Di: M. D. F.
Espone da venerdì scorso, alla galleria 33, Massimo Micheli, viareggino, insegnante al liceo artistico di Lucca, noto fra gli affreschisti contemporanei.
In questa sua personale molto attesa a Lucca dove non aveva mai esposto, Micheli presenta una trentina di dipinti, quasi tutti su tavola e i cui temi, in genere, è rivolta alla figura umana, ai volti, agli occhi, sia l’opera si limiti a una sola persona, sia rifletta la società umana in differenti situazioni ambientali.
Micheli, che è certo geloso dei suoi pensieri, soprattutto quando si riferiscono a lui stesso, mi dice:
“Io tendo all’eterno, voglio che le mie figure, i volti, le espressioni, i sentimenti espressi dai miei personaggi, non siano meramente contingenti, non si riferiscano a situazioni o a stati d’animo passeggeri, ma a sensazioni durevoli, fissate nel tempo che, pertanto può essere quello di oggi, come quello di secoli passati, o come quello di un futuro tuttavia imprevedibile”.
Certo in queste sue aspirazioni, che riesce il più spesso a realizzare compiutamente, c’è un carattere rigoroso, un’ambizione non banale, un impegno che lo assorbe pienamente. E Micheli, con i suoi dipinti non meno che con la sua personalità, sembra anche lui un essere senza tempo, una figura antica, uno spirito distaccato, dimenticato chissà come e chissà quando in questo mondo moderno che lui vede e interpreta con l’occhio di un artista vissuto in epoche lontane.
Una mostra, dunque, molto interessante per chi ama la buona pittura, una personale inconsueta che si chiuderà al pubblico il 14 aprile.
Foto del depliant
MASSIMO MICHELI
Presentazione di Carlo Alberto Di Grazia
Nato a Viareggio, in terra versiliese, nel 1936, è considerato uno fra i più grandi affreschisti contemporanei e ha condotto degli studi interessanti sulla pittura a encausto, nei quali ha raggiunto validi risultati fin dal 1957.
Membro di diverse accademie, ha partecipato a mostre collettive nazionali e internazionali, vincendo numerosi premi. Ha tenuto mostre personali in Italia, che non solo hanno conseguito vasti consensi di pubblico, ma che hanno ottenuto lusinghieri apprezzamenti della critica. Sue opere in molte collezioni e in diverse chiese, mentre riproduzioni di esse figurano su diverse riviste e libri d’informazione artistica. Il pittore è certamente oggi nel pieno della sua maturità artistica, alla quale è giunto dopo sofferte esperienze, nella continua ricerca di rendere in forme espressive sempre nuove quel ricco mondo interiore che gli urge dentro.
I soggetti preferiti nei suoi lavori sono le figure umane: dai loro volti, e soprattutto dai loro occhi, traspare l’anima, come evocata per magico incanto. Ed è un’anima triste, rassegnata, si direbbe, di fronte al dramma della vita: ma al tempo stesso si avverte in quelle figure, anche in quelle di donna, un che di virile, di forte, che per contrasto è messo in luce dai colori tenui e dal disegno leggero. Cosicchè si ha la sensazione che si tratti di fantasmi uscenti da una nebbia di sogno: ma in quel momento stesso si ha anche la certezza della loro realtà. Il disegno e il colore mostrano nel Micheli un lungo, attento studio, dicono che non si è improvvisato pittore: dietro a ogni pennellata c’è una “cultura”. La scuola non soffoca mai l’arte, è anche anzi un docile strumento di cui il maestro si serve per trarre accordi meravigliosi. E non c’è bisogno di dire quanto difficilmente si realizzi una spontaneità come questa, sorretta, senz’essere soffocata dalla precisa padronanza di tecniche e di esperienze.
L’ultima opera di grande impegno e di ampio respiro compositivo è un polittico su tavola di 12 metri quadrati di superficie, che si trova nella chiesa del Sacro Cuore a Viareggio. Questa è un’opera sobria, ricca di umanità e di potenza, con la quale, se ha abbattuto i vecchi moduli di narrazione, se ha abbandonato la via del falso misticismo e della retorica, l’artista non è caduto nel pericolo di parlare un linguaggio incomprensibile e irritante o di battere una strada d’avanguardia stridente per i temi trattati. Micheli ha raggiunto un difficile equilibrio, cosicchè tutte le figure del polittico, benché non abbiano in sé niente di religioso in senso tradizionale, benché appaiano uguali a noi, alle persone che vediamo intorno a noi, tutte hanno una loro sacralità e sono veramente degne dell’altare.
7 aprile 1972 LA NAZIONE
Massimo Micheli alla “33”
Micheli insegnate al Liceo Artistico di Lucca e assai noto come affreschista di notevole livello – ultima sua opera di grande impegno è un polittico su tavola di 12 metri quadrati di superficie nella chiesa del Sacro Cuore a Viareggio, presenta una trentina di dipinti, in maggioranza di notevoli dimensioni. Essi pongono in netto rilievo la sua padronanza della tecnica pittorica, un segno ben sicuro, e la spiccata tendenza alla ricerca di sensazioni non meramente contingenti e passeggere, ma tali da poter essere attribuite a un mondo che non conosce tempo e che dà all’osservatore il senso dell’eterno: certo la manifestazione di un artista ambizioso che, pur schivo, mira a traguardi non banali e a una spiccata tendenza a collocazione universale.
Molto pubblico, specie intenditori, alla vernice di venerdì scorso. La mostra rimarrà aperta fino al 14 aprile.
10 aprile 1972 IL GIORNALE D’ITALIA
M. MICHELI ALLA “33” di LUCCA
Di: M. D. F.
Espone da venerdì scorso, alla galleria 33, Massimo Micheli, viareggino, insegnante al liceo artistico di Lucca, noto fra gli affreschisti contemporanei.
In questa sua personale molto attesa a Lucca dove non aveva mai esposto, Micheli presenta una trentina di dipinti, quasi tutti su tavola e i cui temi, in genere, è rivolta alla figura umana, ai volti, agli occhi, sia l’opera si limiti a una sola persona, sia rifletta la società umana in differenti situazioni ambientali.
Micheli, che è certo geloso dei suoi pensieri, soprattutto quando si riferiscono a lui stesso, mi dice:
“Io tendo all’eterno, voglio che le mie figure, i volti, le espressioni, i sentimenti espressi dai miei personaggi, non siano meramente contingenti, non si riferiscano a situazioni o a stati d’animo passeggeri, ma a sensazioni durevoli, fissate nel tempo che, pertanto può essere quello di oggi, come quello di secoli passati, o come quello di un futuro tuttavia imprevedibile”.
Certo in queste sue aspirazioni, che riesce il più spesso a realizzare compiutamente, c’è un carattere rigoroso, un’ambizione non banale, un impegno che lo assorbe pienamente. E Micheli, con i suoi dipinti non meno che con la sua personalità, sembra anche lui un essere senza tempo, una figura antica, uno spirito distaccato, dimenticato chissà come e chissà quando in questo mondo moderno che lui vede e interpreta con l’occhio di un artista vissuto in epoche lontane.
Una mostra, dunque, molto interessante per chi ama la buona pittura, una personale inconsueta che si chiuderà al pubblico il 14 aprile.
Foto del depliant



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