UN DIPINTO PER RICORDARE IL XII CENTENARIO DEL VOLTO SANTO

UN DIPINTO PER RICORDARE IL XII CENTENARIO DEL VOLTO SANTO

IL GRANDE CROCIFISSO - PARTICOLARE DEL VOLTO

21 Dicembre 1982 AVVENIRE CRONACHE ITALIANE

LUCCA: UN DIPINTO RICORDERA’ L’ANNO DEL VOLTO SANTO

Di Elio Bertini
Tra le molte iniziative destinate a restare in ricordo del XII centenario dell’arrivo del Volto Santo, custodito in cattedrale, l’Arcidiocesi ha voluto che venisse eseguita un’opera d’arte sul tema della Croce. Il compito è stato affidato al pittore lucchese Massimo Micheli, già autore del manifesto ufficiale del centenario. L’opera è destinata alla chiesa del quartiere Varignano di Viareggio.
Il crocefisso nella foto assieme al suo autore, sarà presentato ufficialmente giovedì 23 dicembre 1982 nel salone dell’Arcivescovato, è una tempera su tavola di 2,50 metri per 1,90 e, nella sua essenzialità trasmette in maniera immediata tutto il mistero della Resurrezione.
Cristo morendo ha sconfitto la morte e proprio questa vittoria della vita sulla morte è l’elemento intorno al quale s’incentra l’opera di Micheli. In essa l’artista, sostenuto da una fede profonda, ci offre, in tutta la sua pienezza, la spiritualità dell’immagine del Cristo che non è rappresentata nella disperata drammaticità del condannato a morte, ma è già circonfusa dalla luminosa speranza nella resurrezione. 
Questa rappresentazione del Crocefisso ha un valore didascalico, è una pagina di Vangelo e, come sensazione immediata, ci ricorda l’apparizione di Gesù agli apostoli riuniti nel Cenacolo per timore dei giudei.
Il contenuto disegno delle masse muscolari, il volto dolcissimo, le braccia aperte che sembra voler stringere in un abbraccio tutta l’umanità, non trasmettono il terrore della morte, ma testimoniano la speranza, ci confermano che l’Uomo crocefisso è veramente la Via, la Verità, la Vita.
Così la materia e il colore divengono gli elementi che trasmettono un sentimento di fede e di speranza al di là di quelli che sono i mali che affliggono l’umanità.
Quest’opera è destinata a ricordare ai posteri un periodo di grazia particolare della Chiesa di Lucca che per un anno intero si è soffermata a riflettere sul mistero della passione, della morte e della resurrezione di Cristo.


Massimo Micheli nel suo studio porta a termine l’opera del Grande Crocifisso


UN DIPINTO PER RICORDARE IL XII CENTENARIO DEL VOLTO SANTO E LEGARE LUCCA A VIAREGGIO
Fede e cultura sono state le due grandi linee lungo le quali si sono mosse le celebrazioni del XII centenario del Volto Santo Lucchese.
Giuliano Agresti Arcivescovo di Lucca ha voluto fortemente che Massimo Micheli fosse l’autore del Crocifisso che , partendo da Lucca tornasse al mare come memoria tangibile del centenario insegno di comunione tra Lucca e Viareggio.


CURIA DI LUCCA
SALONE ARCIVESCOVILE 23 DICEMBRE 1982


CONLUSIONE DEL XII CENTENARIO DEL VOLTO SANTO DI LUCCA

PRESENTAZIONE DEL GRANDE CROCEFISSO DIPINTO DA MASSIMO MICHELI

Introduce Mons. Giuseppe Ghilarducci
Relatori :
Critico d’arte Tommaso Paloscia
Arcivescovo di Lucca S.E. Mons. Giuliano Agresti
RELATORE DOTT. TOMMASO PALOSCIA CRITICO D’ARTE

Autorità tutte, signore e signori, ben venuti a questo incontro. Incontro del quale sono lietissimo, perché mi ha permesso innanzitutto di incontrarmi con una persona colta e autorevole come quella dell’Arcivescovo che non avevo mai avuto il piacere di avvicinare, anche se sapevo della sua forte preparazione nel campo estetico; e di conoscere personalmente il pittore Micheli del quale mi ero interessato in occasione della mostra organizzata dal mio amico e collega Giorgio Mascherpa sulle pitture del Volto Santo a Lucca.
Micheli ha affrontato un tema molto impegnativo e devo dire che lo ha affrontato con scioltezza, con esperienza di pittore che si basa, si, su una preparazione istintiva ma anche e soprattutto su una ricerca metodica di cui mi sono accertato esaminando a lungo e minuziosamente tutto il lavoro che ho trovato nel suo studio. 
Io spero che i viareggini, abituati a figure piuttosto belle non diranno che Micheli ha voluto pretendere troppo da se stesso. Penso invece che ameranno questa pittura, perché in fondo, riesprime con lo stesso spirito quello che Viani esprimeva. Viani di pittura sacra ne ha fatta poca, però è sacra la sua missione artistica perché è un’enunciazione, non denuncia sociale, un’enunciazione dello stato degli umili, della condizione dei diseredati. E qui Micheli si è cimentato in un’espressione intesa a rappresentare il sacrificio di Colui che è andato incontro agli umili, ai poveri e ai diseredati e che ha detto (qui c’è il Presule che mi correggerà se sbaglio) che il regno dei cieli è proprio degli umili, dei poveri dei diseredati. Grazie.
RELATORE S. E. MONS. GIULIANO AGRESTI ARCIVESCOVO DI LUCCA

Carissimi, dovrei concludere io questa amabile riunione dopo le parole così precise, descrittive, puntuali del Dott. Paloscia. Vorrei dirvi, lo dico soprattutto ai miei diocesani, di non meravigliarvi mai quando l’Arcivescovo unisce nella esperienza di fede il fatto della cultura. Non è perché è uno studioso che sta a leggere, la mia vita passa tutti i giorni faticosissimamente dentro la vita dell’ambiente in cui vivo, è perché sono “innamorato dell’uomo” che senza la cultura non si raggiunge, soprattutto se si rispetta l’uomo com’è senza chiamarlo ad essere quello che pare a noi. E allora anche la fede è mediata da una cultura, dal riconoscimento di una cultura e da quella prestazione umana che è la strada per raggiungere il senso della fede. Se la chiesa ha cominciato a rappresentare il Cristo perché in un ambito ormai nuovo, dove Dio non era più il fascinosum e il tremendum o il mistero, ma era il verbo fatto carne e quindi era rappresentabile, se ci fosse stato un fotografo, duemila anni fa, avrebbe fotografato il Cristo senza nessuna difficoltà; ma la Chiesa ha voluto rappresentare il Cristo, il suo mistero in nome dei poveri! Perché chi non sapeva leggere le avventure formidabili e divine di Gesù e chi non aveva capacità di pensare fosse sollecitato a pensare attraverso la suasione della bellezza, o la spinta che viene dall’emozione davanti alla raffigurazione del mistero Diddio. E quindi, soprattutto pensando a una collocazione come quella in cui andrà questo Crocefisso e i colleganti affreschi, io ho pensato che cosa mirabile era che la città di Lucca offrisse alla città di Viareggio, in un rione popolare che ha bisogno di guardare per pensare il mistero di Diddio, offrisse quest’insieme di opere d’arte. E’ lo spirito umano, che per primo arriva, affinchè anche il resto, secondo la grazia o il mistero Diddio, possa arrivare. E nel far questo mi pare che si sia anche fatto veramente un gesto importante e culturale nel ricollegamento delle due città, che se possono avere motivi psicologici o storici per certe divisioni, non possono essere certo divise o in difficoltà in nome dell’umanità, della civiltà, del progresso, della vita umana e soprattutto della fede. E veramente sono felice che siano qui presenti i rappresentanti della Parrocchia del Varignano, dove una chiesa molto bella , anche se sarà discussa e se è discutibile, che non ha nessuna raffigurazione al suo interno, doveva avere delle cose di grande rispetto e non ingombranti che potessero realizzare la presenza di quelle che la liturgia chiede; perciò mi pare che il Prof. Micheli abbia raggiunto questo scopo e credo, sono convinto, che lo raggiungerà con la pienezza dell’opera, proprio dando a questa chiesa che è intitolata “La Chiesa della Resurrezione”, un Crocefisso una serie di affreschi che sulla vita siano centrati. Perciò quest’originale soluzione, mediata anche insieme, di un Cristo che è veramente crocefisso ma nello stesso tempo già accenna, prelude,vorrei dire, intona l’inno della resurrezione. E’ veramente una soluzione riuscita che ha una ragione nella caratterizzazione della sua collocazione, cioè in una chiesa che è intitolata alla resurrezione. E quindi anche nel Crocefisso necessario per la celebrazione della liturgia, questo fatto a pedagogia, a insegnamento del popolo cristiano fosse presente. E gli abitanti del rione Varignano sono per questo ancora maggiormente chiamati alla speranza e alla vita. Io che ho un profondo amore e, vorrei dire, un grandissimo rispetto per le raffigurazioni di Viani che intensamente amo proprio per una certa similitudine temperamentale, dico che è molto bello quello che fa Micheli perché a Viani aggiunge due cose. Primo: il senso più accentuato di una raffigurazione di fede che chiede il sacro culturale com’è la figurazione che deve andare in una chiesa e secondo: la sdrammatizzazione del dramma vianiano che nel 1982 dobbiamo cercare di pensare almeno, perché il mondo non sia più quello della tragedia dei marittimi viareggini, ma qualcosa di profondamente diverso quindi inseriamo anche con questo genere di raffigurazione del Professor Micheli, che perciò ha il suo significato, un progresso nella raffigurazione artistica del mistero dell’uomo, del mistero di Cristo e del mistero della Fede. E’ per questa ragione che sento la gioia, veramente una gioia profonda, stasera di questa piccola cosa, ma che ha un grande significato, almeno nell’intenzione di chi l’ha voluta. E mentre io ringrazio Micheli che in questo ci porta a compimento, ecco, io spero che quando faremo l’inaugurazione del Crocefisso insieme ai quattro affreschi, tutti diranno che gli amici del Varignano hanno ricevuto un atto di profonda stima e di profondo affetto, non solo da parte del Vescovo, ma da parte di tutta la Comunità Diocesana, da parte della città di Lucca sulla città di Viareggio. Mentre nuovamente ringrazio il Dott. Paloscia dell’essere venuto così con generosità, essere stato presente fra noi, ringrazio tutti voi di questa presenza e sono felice di dirvi: Quando la fede canta la canzone della bellezza, in un certo modo l’uomo può essere più facilitato a respirare e in fondo si sente anche più uomo.

Massimo Micheli
Ringrazio Sua Eccellenza Mons. Agresti Arcivescovo di Lucca, il dott. Paloscia, Mons. Ghilarducci e tutto il pubblico formulando l’augurio che veniate tutti a Viareggio per vedere il mio lavoro, fra qualche anno, quando sarà ultimato. Grazie.


L’Arcivescovo ammira la sacralità e la spiritualità dell’opera


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