15 SETTEMBRE - 15 OTTOBRE 2011 MOSTRA A PALAZZO PAOLINA
15 SETTEMBRE - 15 OTTOBRE 2011 MOSTRA A PALAZZO PAOLINA
cura della mostra e progetto allestimento di Simone Micheliprogetto grafico di Roberta Colla Michelivolume “Massimo Micheli Opere” a cura di Cristiana Vettori Micheli
cura della mostra e progetto allestimento di Simone Micheliprogetto grafico di Roberta Colla Michelivolume “Massimo Micheli Opere” a cura di Cristiana Vettori Micheli
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| 1986 - Ultimo combattimento - tempera su tavola 70x100_ |
MASSIMO MICHELI PITTORE
Ci siamo recati nello studio di Massimo Micheli con animo sereno e scevro da preconcetti. Il suo nome ci suonava nelle orecchie, (era tra i pittori viareggini partecipanti alla mostra “Cosci” di Stiava), ma dei suoi quadri non sapevamo niente. Abbiamo saputo dei suoi successi da qualche ritaglio di giornale, ecco tutto.
Nel suo studio, attorno ai suoi quadri, intento al suo lavoro, Massimo Micheli è stato per noi una gradita, sorprendente rivelazione. Non gridiamo al miracolo; tuttavia possiamo affermare che ci troviamo di fronte a un pittore che può ambire a calcare, con ottime probabilità di successo, la strada dell’arte.
E’ questa di Micheli una pittura sincera, scevra da ogni tentativo di elucubrazione; una pittura verista, disancorata dal realismo di moda, eppure interpretata secondo una forma moderna, piana, piacevole. Sono trame di colore proiettate sulle tele in maniera convincente, sono composizioni libere da influenze retoriche (cui difficilmente i giovani d’oggi sanno svincolarsi) sono visioni soggettive, espresse con una cadenza cromatica che ricorda (lui inconsapevolmente) un Mino Rosi.
Il critico esigente troverà in questi lavori un residuo di accademismo che può nuocere alla personalità del pittore, ma chi osservi i lavori del Micheli e nello stesso tempo consideri la giovane età, non potrà che convincersi degli ottimi risultati conseguiti da questo pittore che riesce a stabilire un dialogo spirituale tra l’arte e la natura sul binario di una consapevole coerenza che sta alla base di un’educazione pittorica necessaria in chi vuole andare lontano.
Pittura chiara, leggibile, senza retorica; un racconto chiaro e vigoroso; visone luminosa di darsena (e per inciso ricorderemo che il tema caro ai nostri artisti non fa presa su questo giovane pittore il quale preferisce aspetti inediti di cose da tanti mai forse osservate), paesaggi, nature morte e ritratti. Tenti ritratti. Me è negli studi, nelle composizioni, che l’anima di Massimo Micheli si rivela; che nella pittura s’intende l’anima, il travaglio della ricerca, che, a quanto ci è stato dato di vedere, si riassume nel connubio tra i rudimenti accademici e la necessità di aderire a una forma artistica più moderna e, perché no? Personale. E siamo certi che a questo traguardo il Micheli giungerà, perché alla base del suo lavoro sta lo studio, e una severa applicazione.
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| Villa Paolina, ingresso alla mostra |
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| 1991 - Giovane con cesto di mele - tempera su tavola cm. 87x119,5 __ |
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| 1992 - Grande natura morta con cesto - tempera su tavola cm. 100x122 |
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| 1981 - Volto Santo - tempera su tavola cm.70x100_ |
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| 1980 - Cristiana - tempera su tavola cm.53x84 |
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| 1986 - Ultimo combattimento - tempera su tavola 70x100_____ |
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| 1983 La morte di San Francesco - tempera su tavola cm. 100x100 |
SIMONE MICHELI ARCHITETTO SCRIVE DI SUO PADRE PER LA PRESENTAZIONE
DEL LIBRO MONOGRAFICO “ MASSIMO MICHELI OPERE “
DEL LIBRO MONOGRAFICO “ MASSIMO MICHELI OPERE “
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| 1991 - Ritratto del Figlio Simone - tempera su carta - cm.25x34 |
QUANDO PENSO A MIO PADRE
Quando mia madre mi disse che voleva raccogliere in un volume il percorso professionale di mio padre attraverso la proposizione delle opere pittoriche appartenenti alla nostra collezione privata e alle opere pubbliche con testimonianze scritte, riflessioni, pensieri legati al suo modo di creare mi sembrò subito una cosa meravigliosa. Da una parte perché avrebbe permesso di ordinare e valorizzare significanti frammenti della vigorosa opera ancora tutta da scoprire e da indagare, dall’altra perché avrebbe permesso a mamma e a papà di ricucire, di ricordare un comune percorso vitale fatto di gioie e dolori dove il legante, ossigeno del complesso presente, è sempre stato l’amore.
Quando mi chiese di scrivere una riflessione intorno alla sua opera mi sentii perso, pensando a come sarei riuscito a costruire un’insieme contenutistico degno, un’insieme capace di dare il giusto valore a una così sublime quanto incredibile artistica storia.
Poi, facendomi coraggio, ho iniziato a scavare negli sconfinati spazi della memoria e tutto si è fatto più chiaro, tutto è diventato semplice.
Per definire un campo concettuale significante, in grado di favorire una futura estesa lettura dell’opera di mio padre, devo pensare, isolandomi dalla vorticosa bolla temporale che guida il nostro presente, a quanto la sua dinamica ricerca pittorica aveva rappresentato per me, sia come figlio, quanto come inconsapevole allievo.
Dovevo ripensare con attenzione all’interattivo rapporto d’amore e di condivisione sempre avuto con i miei genitori.
Dovevo pensare al passato, al presente, al futuro, al significato delle parole non pronunciate ma dipinte dal grande artista.
Quando penso a mio padre, subitaneamente il pensiero cade su mia madre perché loro, pur essendo molto diversi nell’approccio vitale, sono sempre stati in completa simbiosi.
Difficile per questo, disgiungere i motivi propositivi dell’uno senza aver coscienza dell’osmotico collegamento con l’altro.
Quando penso a mio padre mille ricordi si accavallano nella mia mente, da quando amorevolmente teneva la sua grande mano sulla mia fronte se avevo mal di testa, a quando lo vedevo dipingere, lo osservavo ammirato mentre parlava con il colore.
Non basterebbero fiumi d’inchiostro per raccontare quanto ha portato dentro di me!
Nelle mie architetture, realizzate in giro per il mondo, si sente il suo profumo insieme a quello di mia madre.
Guardandolo lavorare – e lui non sapeva di essere guardato – ho imparato a parlare con il circostante non utilizzando il linguaggio verbale, ma il linguaggio del colore, della luce, della materia.
Osservando le sue opere ci si rende immediatamente conto che ogni tavola rappresenta un frammento di un infinito straordinario, fatto di luci, di ombre, di trasparenze, di riflessioni nel quale mio padre ha sempre immaginificamente vissuto.
Chi, con intelligenza e sensibilità, si avvicina a una sua opera capisce istintivamente che si tratta di un frammento iconico denso di coinvolgenti pigmenti che va ben oltre la fisica perimetrazione del supporto ligneo, infatti, l’insieme spaziale della composizione sembra sempre proseguire in una nuova dimensione sospesa tra sogno e realtà.
Lui, attraverso una voce di grande spessore intellettuale, fatta di colore, materia e forma ha portato all’attenzione dell’uomo opere di notevole forza contenutistica, ha costruito bidimensionalmente tridimensionalità capaci di far sognare ad occhi aperti.
Lui ha sempre cercato di spostare lo sguardo oltre il reale conosciuto per definire spazi segnici pieni di alternatività, di rigore, di eleganza, di meraviglia.
Lui ha legato la sua vita alla comprensione della luce e dell’ombra.
Adesso che non dipinge più i suoi occhi e la sua mente continuano a indagare in senso contemplativo il circostante.
Le opere di mio padre sono così straordinarie perché capaci di tradurre in forma il mistero della luce, sono così dirompenti e allo stesso tempo delicate perché dense di spunti riflessivi sul senso della vita e delle cose, di contaminazioni di campo, hanno una così imponente identità perché partono dal suo cuore e non da posizioni filo accademiche o di corrente.
Quando altri si fingevano artisti contemporanei lui era un futurista.
Penso a mio padre ammalato, con la piena coscienza degli incredibili risultati pittorici raggiunti in uno spazio temporale non certo esteso, mi vengono i brividi a immaginare fin dove si sarebbe potuta spingere la sua ricerca di verità nella pittura.
Se tutto quello che ha potuto realizzare ha prodotto così tanti turbinii emotivi e meravigliosi stimoli, cosa sarebbe accaduto se avesse potuto continuare a dipingere?
Di una cosa sono certo: se ogni uomo del nostro pianeta vivesse le proprie esperienze legate al mondo del fare come mio padre, il mondo sarebbe diverso.
La sua voce, attraverso le opere realizzate, continua a lanciare messaggi etici.
Basterebbe saper ascoltare!
Grazie papà.
Simone Micheli











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